Da marzo 2024 Google ha sostituito il First Input Delay con l'Interaction to Next Paint nel calcolo delle Core Web Vitals, e da quel momento la velocità di un sito non è più un dettaglio da lasciare in fondo alla lista delle priorità. Nel 2026, con Search Console che riporta dati reali raccolti da ogni visitatore e la ricerca generativa che filtra ulteriormente il traffico organico, un sito lento non perde solo posizioni su Google: perde clienti che se ne vanno prima ancora di leggere una parola di contenuto.
Core Web Vitals nel 2026: le Tre Metriche che Contano Davvero
Google misura l'esperienza di caricamento con tre parametri raccolti direttamente dagli utenti reali attraverso il Chrome User Experience Report, non da test isolati di laboratorio. Il Largest Contentful Paint misura quanto tempo impiega a comparire l'elemento visivo più grande della pagina, ed è considerato buono sotto i 2,5 secondi. Il Cumulative Layout Shift misura quanto la pagina si sposta mentre l'utente la sta già guardando, con una soglia di sicurezza sotto 0,1. Il terzo parametro, l'Interaction to Next Paint, è il più recente e il più severo: misura il tempo di risposta del sito a ogni clic, tap o pressione di tasto durante l'intera visita, non solo alla prima interazione, e resta entro la soglia buona solo se scende sotto i 200 millisecondi.
Queste tre soglie sono ormai integrate in Search Console, PageSpeed Insights e Lighthouse, e Google le tratta come segnale di ranking dichiarato, non come semplice consiglio tecnico. Un sito può avere contenuti eccellenti e un design curato, ma se le metriche restano nella fascia "da migliorare" o "scarsa", parte già in svantaggio rispetto a un concorrente più snello.
Da FID a INP: Perché il Cambio Non è Solo un Acronimo
Il vecchio First Input Delay misurava un solo momento: il ritardo prima della prima interazione dell'utente. Un sito poteva ottenere un punteggio eccellente su quella prima misurazione e poi diventare lento e inceppato a ogni clic successivo, senza che Google se ne accorgesse davvero. L'Interaction to Next Paint chiude quella falla: valuta la reattività per l'intera durata della sessione, e penalizza in modo specifico gli script di terze parti troppo pesanti, le animazioni che bloccano il thread principale, i menu a comparsa che impiegano mezzo secondo a rispondere.
Per chi progetta interfacce, questo significa che l'attenzione si sposta dal primo caricamento a ogni singola interazione successiva: uno slider, un filtro di ricerca, un modulo di contatto devono restare fluidi dal primo all'ultimo secondo di visita, non solo nei primi istanti in cui l'utente atterra sulla pagina.

